La falsa notizia del migrante sul Frecciarossa: Trenitalia smentisce tutto ma l’odio invade la rete e le nostre coscienze.


Sempre più spesso i social network, primo fra tutti Facebook, sono il veicolo di diffusione del razzismo tramite notizie esagerate, artefatte o inventate di sana pianta. 

Risale allo scorso 13 febbraio la "notizia", in realtà null'altro che un odioso post su Facebook, secondo la quale un ragazzo di colore stava viaggiano su un FrecciaRossa munito munito solamente di un biglietto per la tratta regionale.

«Lunedì mattina. Frecciarossa 9608, Roma Termini – Milano.

Il signore in foto, di cui non mi interessa nascondere la fisionomia, si è seduto accanto a me, senza alcun biglietto. In mano solo il telefono e un foglietto volante; ha preso il Frecciarossa con un biglietto per un interregionale»: così comincia il post inquisitorio di Luca Caruso, l'autore del post che era accompagnato dalla foto del ragazzo.

In poche ore l'esternazione di Caruso raggiunge 120mila reazioni e oltre 75mila condivisioni. Lo riprende anche il candidato di Casa Pound in Umbria, Piergiorgio Bonomi.

Il racconto è dettagliatissimo ma si rivelerà poi una bufala. «Stava parlando al telefono – prosegue il post - ma appena ha visto la capotreno ha abbassato il cappuccio fingendo di dormire. La capotreno (minuta, esile e giovane, nonché educatissima) gentilmente ha ‘svegliato’ il signore e ha spiegato in inglese che era sul treno sbagliato. Ha chiesto la differenza del costo, ma lui ha detto di non aver soldi (smartphone Samsung S8). La signora gli ha chiesto un documento per la contravvenzione, ma ovviamente ne era sprovvisto». La storia termina con l’apologo finale: «È l’esempio lampante della totale assenza di certezza della pena che il nostro paese ha regalato a queste persone che non sono più disponibile a chiamare ‘rifugiati’. Arriverà a Milano, viaggiando su un posto che costa 86 euro con 4 euro. Impunemente. Pamela è stata barbarizzata e vilipesa da gente che senza diritto e senza motivo ha varcato l’uscio di casa nostra, perché la porta era ed è spalancata. Senza alcuna sicurezza. E ora mi raccomando scannatevi tra ‘razzista’ e ‘buonista’ eh…». La menzione dell’omicidio di Macerata, del tutto fuori luogo, ha l’effetto voluto e i commenti seguono il mood della storia: «Approfittano della nostra accoglienza», «non si deve avere pietà» fino all’apoteosi finale «vanno riaperte le camere a gas» il tutto per un presunto mancato biglietto. 

Trenitalia, contattata per commentare l'accaduto dopo la così elevata vitalità del post, emette un proprio comunicato stampa in cui racconta l'accaduto dal punto di vista del Capotreno: "Nel rapporto scritto dalla capotreno si riporta quello che è accaduto. Effettivamente, il ragazzo, alla presenza di diverse persone all’interno del vagone, non è stato in grado di comunicare in italiano con la capotreno e il suo inglese era piuttosto stentato. Inoltre, non era fornito di documento di identità e aveva effettivamente mostrato in un primo momento un biglietto per una tratta diversa". "Tuttavia – proseguono dall’ufficio stampa di Trenitalia -, la capotreno, essendosi accorta che la scena destava curiosità tra i passeggeri, ha portato il ragazzo fuori dal vagone per estendere il suo rapporto. In quel momento, si è resa conto che il passeggero aveva estratto il biglietto corretto e valido proprio per quella tratta: un ticket di tariffa standard per il Frecciarossa 9608. Semplicemente, aveva sbagliato posto. Chiarito il malinteso, il ragazzo è stato regolarmente accompagnato nella carrozza e nel posto corrispondente al suo biglietto".

Col passare dei giorni la storia ha perso quindi di credibilità e diminuito la sua portata virale.

Quello che non diminuisce, però, è la cattiveria, l'odio e la mancanza di empatia simboli di quel razzismo che ormai sembra sdoganato dai partiti politici scelti dagli italiani a rappresentarli lo scorso 4 marzo, tanto da non vivere più il razzismo come un comportamento scorretto e disdicevole ma come la vera e autentica natura dell'Italiano medio che si sente ormai quasi giustificato nel suo essere xenofobo e razzista.