La falsa notizia della malaria trasmessa dai migranti: quando l'unica epidemia è quella dell'ignoranza


Il fatto di inventare false notizie solo per generare odio è di per sé una pratica senza senso ed incredibilmente stupida, quando tratta, però, argomenti come la salute pubblica diventa addirittura pericolosa. 

Molte sono le false notizie che dipingono i migranti come novelli untori di malattie infettive completamente debellate in Italia che vivrebbero con la loro migrazione una nuova vita.

Negli scorsi mesi, come conseguenza della tragedia avvenuta a Trento, dove una bambina di solo 4 anni è morta a causa della malaria, c'è stato il diffondersi dell'idea di un nesso tra immigrati e ricomparsa di malattie estinte nel nostro paese.

L’unico “mediatore” esistente per tramettere il virus della malaria tra umani (a parte la trasfusione diretta, che nel caso di Trento non c’è stata) è la zanzara anofele. Nessun altro tipo di zanzara può riuscirci. Il ritorno o meno di questo tipo di zanzara sul territorio italiano dipende eventualmente dai mutamenti climatici, non dalle migrazioni.

Se anche un “africano” volesse portarsi qualche zanzara al seguito (al guinzaglio? in valigia? sottovuoto?), questa non potrebbe sopravvivere in un clima inadatto.

Naturalmente sappiamo bene che malattie un tempo debellate (al pari della malaria) oggi tornano ad affacciarsi anche nel nostro Paese. Basta pensare che sono stati chiusi ospedali dedicati e sanatori per alcuni casi di Tbc, la cosiddetta “malattia dei poveri”, che insorge a causa delle condizioni di vita quali abitazione insalubri, scarsa o cattiva alimentazione, mancanza di igiene, che rendono vulnerabili all’eventuale contagio. 

Se l’informazione spazzatura diffonde quindi allarmi sociali infondati, che possono innescare azioni e reazioni pericolose nelle relazioni sociali del paese, si configura un reato vero e proprio e qui non è più un problema deontologico del giornalista o morale del singolo cittadino, ma si configura un reato penale.