Migranti e salute: le bugie che vanno per la maggiore


La salute dei migranti che arrivano nel nostro paese è uno degli esempi oggi più eclatanti di fake news.

Questo accade anzitutto perché l'accoglienza nei confronti dei migranti, è percepita da molti come una minaccia del proprio status quo, generando paura e quindi odio, e poi perché la medicina, e più in generale la scienza, usa un linguaggio spesso complesso, la cui padronanza richiede anni di studio, dal momento che i fenomeni che spiega sono essi stessi complessi.

La conseguenza della diffusione di notizie errate nel campo della salute pubblica è che risulta difficile comunicare i dati in maniera efficace, per quanto pubblici e facilmente accessibili e verificabili, per questo abbiamo deciso di pubblicarne alcuni con lo scopo di fare un po' di chiarezza.

1. I migranti non ci stanno portando malattie infettive. Le persone che sbarcano sono sane, se non qualche episodio di scabbia e poco altro, ma solo molto vulnerabili, specie se finiscono per vivere in condizioni di povertà e di emarginazione sociale. Gli stranieri arrivano in Italia sani, perché chi è malato non riesce ad affrontare il viaggio né ha la forza di investire in un progetto migratorio che si nutre essenzialmente di buona salute e attitudine al lavoro. A conferma di ciò, si registra a tutt’oggi una bassissima prevalenza delle patologie infettive di importazione, oltretutto con rischi minimi di trasmissione alla popolazione ospite, in assenza di vettori o comunque di condizioni favorenti il contagio. 

2. Il sistema di sorveglianza sanitaria nel nostro paese è solido.

Chi sbarca, ma anche chi vive nei centri di accoglienza di diverso tipo, è controllato e curato se malato. Se nelle immagini dei TG vediamo il personale adibito al primo contatto vestito con scafandri e maschere è perché potrebbero verificarsi situazioni che richiedono l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori impegnati in attività di assistenza e soccorso, ma questo rientra tra le normali misure di tutela in ambiente di lavoro previste dalla normativa italiana in presenza di rischi biologici (ai sensi del Decreto 81/2008 e ss.mm.).

3.Il ritorno della tubercolosi. 

La tubercolosi è una malattia che in Italia era quasi scomparsa, grazie al miglioramento delle condizioni di vita, e che oggi ritorna con l’aumento diffuso della povertà. In questo senso, si può dire che la tubercolosi è una malattia infettiva solo a metà, in quanto il germe attecchisce più facilmente se trova condizioni di precarietà abitativa, scarsa igiene e malnutrizione.

Peraltro, i dati epidemiologici resi pubblici da Ministero della salute rivelano che l’incidenza della tubercolosi negli ultimi anni è in calo, anche tra gli immigrati: dal 2006 al 2016 i tassi si sono quasi dimezzati, passando da 84 a 45 su 100.000 stranieri residenti. Questo vuol dire che non siamo di fronte a un’epidemia montante e che i sistemi di sorveglianza sanitaria e di presa in carico attivi nel nostro Paese si dimostrano in grado di controllare il fenomeno.

4. La trasmissione dell'AIDS.

Per alcuni il fatto che in Africa ci sia un elevato tasso di malati di AIDS comporta che con le migrazioni verso l'Italia possano aumentare i casi di contagio. Se si considerano i casi di AIDS relativi a stranieri residenti in Italia, si osserva che, dopo un primo aumento dei livelli di malattia dal 1992 al 1995, si è passati da 58 casi su 100.000 stranieri (in particolare maschi, più colpiti rispetto alle donne) a 7 nel 2016. Tale inversione di tendenza si deve essenzialmente a due ragioni concomitanti: da una parte, l’arrivo delle terapie efficaci e, dall’altra, la possibilità per gli immigrati di usufruirne, grazie a una normativa che permette anche agli irregolari di accedere ai servizi.

La disponibilità di cura è in grado di arrestare la progressione dalla sieropositività alla malattia conclamata, ma riduce anche la diffusione dell’infezione, in quanto i pazienti trattati hanno una carica virale più bassa. Si sottolinea comunque la necessità di mantenere alto il livello di attenzione e di utilizzare le misure di prevenzione e protezione individuale.